Un problema antico E-mail
Notizie Ambiente
Scritto da Dario Tamburrano (DarTaNauta)   
martedì 15 gennaio 2008


 Tratto da una mail di Clo Clan. Commentate qui


 Clo Clan scrive:

 Da un esame di Urbanistica (credo I°) in facoltà di Architettura (credo nel 1969)


   Relatori :       Il sottoscritto
         Certo   Vulpiani Silvio
             “   Di Cesare Antonio
             “   Aimè non mi ricordo più il nome del quarto……
                  P.S. :    visto mai che i miei vecchi colleghi
                     di gruppo frequentino il sito e
                     magari possa reincontrarli…….

Dunque, la foto in questione, come dicevo al nostro Darta, faceva parte di un esame dato a suo tempo e che doveva descrivere come funzionava, dal punto di vista urbanistico, la zona del famoso tridente (P.za del Popolo da cui si dipartivano Via di Ripetta, Via del Corso e via del Babbuino), nell’epoca a cui fa riferimento la stessa lapide, (la nostra foto in effetti riprendeva ai piedi della stessa anche un cumulo di immondizie dovute ad un momentaneo problema sindacale dei netturbini, quindi nulla a che vedere con il momento storico, ma rifletteva l’effetto seppur dovuto a cause diverse).

   In generale, e tanto per non dare l’impressione di aver dato un esame sulle immondizie…,tra i dati principali emersi in tema di "sociale", risultarono presenti al 1750 nell’area del tridente 37 tra chiese ed altri punti di culto, 1 lazzaretto ed un qualcosa che potrebbe essere equiparato ad un odierno ospedale….
   La prima indicazione che ne avemmo, e riportammo sulla relazione d’esame, era che evidentemente all’epoca, riguardo la sanità, probabilmente ci si trovava di fronte alla seguente percentuale diagnostica: a 39 accusanti sintomi, per 1 non c’era nulla da fare quindi si consigliava il lazzaretto, per un altro forse non c’erano problemi e quindi si consigliava il ricovero in ospedale, mentre per gli altri 37 la cura era raccomandarsi a Dio.

   La terza ipotesi era ovviamente quella meglio servita se si pensa che la popolazione dell’area all’epoca risultava inferiore alle 22.000 anime, ben ospitabili nei 37 punti di….accoglienza, leggi chiese.

   Quanto sopra detto, e perdonatemi qualche piccola inesattezza in quanto stò andando a memoria a distanza di 40 anni, passo alla descrizione della popolazione locale che era così costituita :

   Via Ripetta (il braccio del tridente sulla rive del Tevere) era quasi totalmente occupata da botteghe di artigiani, per lo più di religione ebrea e dalle relative abitazioni.

Via del Corso (la via centrale del tridente) era invece occupata da abitazioni (palazzotti di un certo livello) occupate dalla media aristocrazia dell’epoca che usufruiva dei servigi offerti dalla popolazione di artigiani della adiacente via Ripetta.

Via del Babbuino (la terza via del tridente) era invece (e devo dire che è tuttora) la via degli artisti, coccolata e vezzeggiata dalla media aristocrazia di via del Corso.

Sicuramente molti di Voi avranno visto il film “Il Marchese del Grillo” magistralmente interpretato dal compianto A. Sordi; ebbene, che sia vero o no, l’ambientazione del palazzo dello stesso sembrerebbe ricollocabile su via del Corso, lato via di Ripetta.

Il film, pur non dando il giusto risalto alla situazione storica, riporta però con precisione quasi maniacale quelli che erano gli atteggiamenti della media Aristocrazia Romana dell’epoca nei confronti della popolazione di artigiani ebrei : come non ricordare le frasi di Sordi ad Aronne falegname che gli aveva appena consegnato un armadio (… hai fatto un bel lavoro ma io non ti pago, và dal giudice e vediamo a chi dà ragione…), o lo scherzo a Gasperino il carbonaio, o, infine, l’ingresso murato (con tanto di orinatoio pubblico) della bottega di un altro artigiano…

Fù così che, in una determinata circostanza storica (e perdonatemi di nuovo se non ricordo con esattezza quale) ci si trovò, per un certo periodo, in una situazione abbastanza critica per ciò che concerneva il problema dei rifiuti (un po’ come Napoli oggi, anche se non allo stesso livello date le possibilità tecnologiche superiori dell’epoca).

In questo periodo, la servitù dei palazzetti nobiliari di via del Corso incominciò a scaricare i rifiuti da un lato di via di Ripetta verso tutto il quartiere adiacente e fino al Tevere, (non era elegante fare altrettanto verso la zona degli artisti (non ebrei) di via del Babbuino); mentre gli abitanti dell’area (che non avevano servitù per scaricarli distante), li gettava dove capitava e di conseguenza nella stessa area che era la più vicina.

Qui, debbo rifarmi nuovamente al famoso (film) il Marchese del Grillo, nel momento in cui Sordi, dopo una sentenza che ingiustamente gli dava ragione condannando Aronne, confessa al Papa  che era riuscito a corrompere i giudici riuscendo ad avere sentenza a suo favore….

Non c’è grande leggenda…..: i Signorotti dell’epoca riuscirono a convincere le autorità pontificie (Vescovi, Monsignori etc., equiparabili, per i poteri, ai nostri odierni Assessori), che l’accumulo delle immondizie era dovuto ad una sorta di rivalsa del borgo ebreo verso i Signorotti stessi; convinti che, nel caso qualcuno degli “scaricatori” fosse stato preso, e considerato che il 99% degli stessi erano servitori ebrei, sarebbero rimasti impuniti………come successe....

Da qui la lapide che essendo pubblica non poteva puntare il dito verso qualcuno in particolare (ma pensate a cosa sarebbe successo nel caso

Darta, non mi ricordo molto altro (anche considerando che il tema dell’esame puntava ad argomenti ben più importanti); però, a titolo di pura curiosità, posso darti ragguagli (anche perché la cosa suscitò in me una curiosità incredibile) sulla pavimentazione di Piazza del Popolo (tuttora esistente).

Ebbene, i sampietrini (i famosi cubetti di porfido romani) sono disposti secondo un disegno ben studiato : di notte, senza illuminazione, un cavallo (ma anche un uomo), scivolando impercettibilmente sul dorso degli stessi sampietrini e senza un punto di riferimento (per esempio una luce), non riesce a percorrere una traiettoria retta; per cui, un eventuale malintenzionato (invasore?) che fosse entrato da porta S. Paolo (vertice del tridente) non sarebbe riuscito ad imboccare nessuna delle tre strade……. ed il bello è che questa teoria è stata recentemente dimostrata da test scientifici………………..

 
Legge Levi-Prodi: il bavaglio alla libera informazione E-mail
Notizie Ambiente
Scritto da Dario Tamburrano (DarTaNauta)   
domenica 21 ottobre 2007

 Se passerà la legge LEVI-PRODI questo sito chiuderà. Firma la petizione online


 Per sapere cosa sta accadendo in Italia mentre ci rincoglioniscono con veline e reality vedi ed ascolta il video:

 

Iscrizione obbligatoria al Registro degli Operatori di Comunicazione: è questo il futuro dei blogger italiani? In poche parole, se le Camere approveranno un nuovo disegno di legge sull'editoria online, non sarai più libero di creare il tuo blog e pubblicare informazioni online senza questa iscrizione al Roc, che comporta burocrazia, notevoli incombenze burocratiche e sanzioni amministrative per quello che pubblichi.

La legge è stata presentata dal Governo in pieno agosto ed è stata approvata qualche giorno fa dal Consiglio dei Ministri (il 12 ottobre). Quasi nessuno, in rete, se n'è accorto, tranne un appassionato di legge e di nuove tecnologie, che ha lanciato l'allarme: Valentino Spataro, curatore del sito Civile.it.

Leggi l'articolo di Valentino Spataro su MasterNewMedia


 Tratto dal blog di Beppe Grillo

La Cina è vicina con la Levi-Prodi

bavaglio_blog.jpg

Oggi mi sento più tranquillo. Un signor Nessuno, eletto da nessuno, che si chiama Ricardo Franco Levi ci ha rassicurato.
Il disegno di legge Levi-Prodi per imbavagliare la Rete farà il suo percorso, ma sarà sereno. In caso di dubbi sulle finalità di un sito o di un blog ci penserà l'Autorità per le Comunicazioni. Sentite le parole di questo paraculo prodiano: “Distinguere tra attività editoriale e privata non è semplice. Per questo sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare quali siti o blog siano tenuti all’iscrizione”.
Non solo fanno leggi non previste dal programma di governo, in silenzio, per non essere disturbati. Ma ci prendono anche per il culo. Levi, le do un consiglio: si tolga dalle palle, ma presto, torni alla panchina del parco dove l’ha raccattata il suo amico Prodi. Questa legge va CANCELLATA. Se volete, cari amici dell’Unione, discutetevela tra di voi nel nuovo loft del Partito Democratico, ma non fateci perdere tempo.
Rete 4 abusiva da mandare sul satellite: non pervenuta. Legge sul conflitto di interessi: non pervenuta. Corruzione di giudici per l’acquisto della Mondadori: non pervenuta. Televisione pubblica occupata dai partiti: non pervenuta. Wi Max regalato alle società di telecomunicazioni: non pervenuto. E voi, dipendenti infedeli che avete tradito il vostro elettorato, vi occupate, senza alcun mandato, di mettere sotto controllo la Rete? Ma chi siete? Chi vi autorizza?
Prodi fa sempre l’indiano. Non applica il suo programma per la legge Maroni (legge 30), fa l’indulto, non cambia la legge elettorale, non tocca l’ex-Cirielli e la Pecorella. Il debito pubblico sale come un termometro impazzito. Ma lui non c’entra mai. Un presidente del Consiglio inesistente.


 

 
Brucia il Cilento, brucia San Govanni a Piro, bruciano i sogni e le coscienze.. E-mail
Notizie flash
Scritto da Dario Tamburrano (DarTaNauta)   
venerdì 31 agosto 2007

In questi giorni il fuoco ha fatto da padrone anche nel comune di San Giovanni a Piro. Una piromane poi arrestata , ha appiccato il fuoco alla discarica di Monte Picotta permettendo che nuvole tossiche cariche di diossina si riversassero nell'aria contaminando i campi.

Quasi contemporaneamente ignoti hanno fatto si che il Monte Bulgheria bruciassero ettari ed ettari di macchia mediterranea e di quercie secolari: davvero un'inquietante scenario ha dominato per 4 notti.

Aggiungo a cio' la notizia di un mio "dramma" personale: un bosco di lecci, roverelle, lentischi e ginestre di proprietà della mia famiglia bruciato dai fuochi pirotecnici per la festa di San Giovanni Battista la notte tra il 24 ed il 25 giugno in una zona ai piedi del Bulgheria nella quale da un anno impiego il mio tempo libero  ripristinando i sentieri coperti dalla macchia e piantando essenze aromatiche mediterranee: 12 mesi di dura fatica distrutti dalla incredibile incoscienza ed incompetenza colpevole del fuochista che con 40 gradi e vento di scirocco ha pensato bene di piazzare arbitrariamente, senza alcuna autorizzazione nè scritta, nè verbale e senza il minimo rispetto delle norme di conformità e sicurezza le batterie dei fuochi pirotecnici di fabbricazione cinese a 10 metri di distanza dal bosco (peraltro riempendo di cartocci, cartoni e miccie di innesco il terreno). Soldi della collettività impiegabili in opere ben piu' conformi al senzo della cristianità sciupati per uno fatuo spettacolo di pochi minuti e che hanno distrutto 1300 metri quadri di 20 anni di lavoro della natura. Un comportamento irresponsabile che per miracolo non ha anticipato il rogo del Bulgheria occorso pochi giorni fa.

Quel che è peggio è che con mia sorpresa i piu' continuano a giustificare usanze pericolose ed insane e giudicano fuori dagli usi e dei costumi del luogo la mia irremovibile decisione di citarlo per danni... pur se la incompetenza del responsabile sfiora il dolo...pur se qualsiasi rimborso non potrà mai colmare il bruciore della coscienza e restituire il verde di alberi ventennali ed il sogno di un piccolo angolo di paradiso incontaminato preso in cura dal sottoscritto con amorevole costanza e dedizione.

E' per tale motivo che con piacere riporto integralmente la segnalazione da parte di un amico di un articolo del Mattino Online del 24 agosto.


 

Patrimonio in svendita

di Ruggero Cappuccio

 

"Il Cilento è dimenticato dalla storia. Il Cilento è falsificato dalla politica. Il Cilento è mortificato dai cilentani deviati.

La terra di Parmenide la terra di Zenone, la terra della filosofia lieve e profondissima, la terra legata al mito di Poseidonia, alla grandezza della Scuola Eleatica, alla lancinante lucidità di Giambattista Vico, la terra dei castelli, dei mulini ad acqua e delle foreste ombrose, brucia anche questa estate.

La meraviglia delle ripe rosse è perduta e il calcolo degli anni che occorrerebbero per ricostituire questo capitolo di bellezza mette i brividi. Le perle di quella natura, riconosciuta patrimonio dell’umanità, vanno distrutte dal momento che un’umanità deviata ha elaborato posizioni diverse su cosa significhi la parola patrimonio. Ma il paradosso più crudele è questo: sino a quando il Cilento è stato dimenticato è rimasto incredibilmente protetto. Dal giorno in cui tutti hanno deciso di proteggerlo si sta consumando la sua distruzione.

Il Cilento scoperto non è adeguatamente protetto e quando non bruciano i boschi secolari bruciano le coscienze. L’equilibrio ambientale dei luoghi vagheggiati dalla Yourcenar era assicurato dalla cultura contadina, dalla bellezza grecizzante e latinizzante di una lingua e dal senso rituale della vita. Queste tre coordinate sono state annientate dai massimi sistemi del sogno imprenditoriale, del sogno capitalistico, del sogno globalizzante.

Ma i cilentani potrebbero fare muro, difendersi, in una parola amare la loro terra. Una minoranza esigua lo fa, ma è composta di nomadi sparsi, lontani, senza collegamento. La maggioranza invece corrisponde ai cilentani deviati che stanno dando alla sacralità rituale dei santi patroni, al concetto di comunità e alle congreghe storiche splendidamente fotografate da Giampiero Volpe, il colpo di grazia. Si sta consumando l’annientamento di una civiltà. Il Cilento deviato non si rivolge al popolo dei cervelli, preferisce il popolo degli stomaci.

Le politiche locali sono troppo spesso inqualificabili; si tratta di piccole piattaforme che recitano il ruolo di affluenti del grande fiume elettorale che scorre verso Camera e Senato. Deliranti in genere le gestioni delle Pro Loco, delle comunità montane, di associazioni fantasma nate senza un progetto, solo per aderire al patto concentrico: io ti do tu mi dai. È un gioco al ribasso in cui si chiede nei due mesi di luglio e di agosto quello che manca nei restanti dieci. Ci si chiede ad ogni nuova stagione quale sia il numero delle presenze.

Non ci si chiede mai quale sia la qualità dei visitatori.

Milioni di euro vengono bruciati, come le foreste, spesi per poche retrive performance operate dai cantanti di turno. Campanilismo spietato tra Comuni e Comuni, tra liste e liste elettorali. Spaccature laceranti che minano le piccole economie dei paesi e uccidono la speranza di una vasta piattaforma di energie costruttive.

È in atto una svendita colossale del Cilento in cui la figura del cilentano deviato impone alla minoranza dei cilentani sensibili una politica di accattonaggio molesto che fitta garage e seminterrati ai turisti, che concede licenze edilizie ad occhi chiusi, che anestetizza le coscienze con una raffica di volgari iniziative gastrodemenziali al limite dell’osceno. Brucia il Cilento, dunque, ma se brucia fuori è perché da tempo sta bruciando dentro, messo all’asta dal potere centrale e dalla gran parte dei micropoteri locali, pronti a pagare gli aerei per spegnere il fuoco, sempre in ritardo, senza voler sostenere forze speciali per tutelare sul serio il territorio. Viene il dubbio che il Cilento bruci da sé, che il Cilento bruci dentro sé.

La minoranza sensibile lotta individualmente e si domanda perché un territorio dichiarato parco nazionale, dichiarato in più zone patrimonio dell’Unesco, stia vendendo l’anima al gioco di una camorra mentale che ammazza l’onore secolare di una terra, promettendo agli affiliati del cretinismo un pugno di euro in più."

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